Nuove retribuzioni per i Pubblici esercizi e Stabilimenti Balneari – Confesercenti



Dal mese di febbraio sono in vigore i nuovi minimi retributivi per i pubblici esercizi, gli stabilimenti balneari e gli alberghi diurni – Confesercenti


Sono previsti, per i pubblici esercizi e per gli stabilimenti balneari e per gli alberghi diurni, i seguenti importi di paga base in vigore dal 1/2/2020


 

































Livello

Minimo all’1/2/2020

Quadro A 1.648,93
Quadro B 1.489,01
1 1.349,00
2 1.189,09
3 1.092,66
4 1.002,75
5 908,26
6 Super 853,71
6 833,86
7 748,57


Retribuzione lavoratori extra di surroga



















Personale Extra


Pubblici esercizi, Stabilimenti Balneari

Livello

Paga oraria dall’1/2/2020

4 14,38
5 13,69
6S 13,10
6 12,94
7 12,11


Resta inteso che gli importi di paga base nazionale sono ridotti per il personale delle aziende minori dei pubblici esercizi, degli stabilimenti balneari di terza e quarta categoria secondo i seguenti importi


 

































Livello

Minimo dall’1/2/2020

Quadro A 1.643,25
Quadro B 1.483,85
1 1.343,84
2 1.184,70
3 1.088,80
4 999,39
5 905,16
6 Super 850,87
6 831,02
7 745,99

CCNL Turismo – Avviso Comune 21/2/2020 Federturismo Aica

CCNL Turismo – Avviso Comune 21/2/2020 Federturismo Aica

Sottoscritto il 21/2/2020, tra AICA, FEDERTURISMO CONFINDUSTRIA e FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL e UILTUCS-UIL, le parti firmatarie del CCNL Industria Turistica 14/11/2016, un avviso Comune in ordine agli effetti del Coronavirus

Le Parti del settore in oggetto, si sono incontrate per la firma del presente avviso comune per fronteggiare alla situazione che si sta verificando in ordine agli effetti del Coronavirus sul Turismo, in considerazione del fatto che l’Italia è tra i Paesi maggiormente e che il 2020 avrebbe dovuto essere l’anno Bilaterale Turismo e Cultura Italia-Cina.
In questo periodo si assiste ad un crollo verticale delle presenze di turisti cinesi in Italia e, contestualmente, si riducono anche le prenotazioni da parte dei turisti stranieri in generale. A ciò si aggiungono gli effetti sul comparto outgoing, in cui si assiste, non solo ad un azzeramento della domanda verso la Cina e verso le altre mete asiatiche (es Thailandia, Giappone, Indocina, etc), ma anche ad un importante blocco della domanda di viaggi in generale per tutte le destinazioni del mondo. Inoltre, per quanto riguarda i viaggi già prenotati, si registra un tasso di cancellazione più che raddoppiato rispetto all’analogo periodo dello scorso anno.
Considerato che il settore turistico rappresenta una parte fondamentale del tessuto economico del Paese, incidendo per il 13% sul PIL e per il 14,7% per l’occupazione totale, le parti, con la firma dell’vviso comune, convengono che proseguiranno con un monitoraggio costante in ordine agli impatti sul settore di quanto sopra evidenziato e chiedono al Governo la convocazione di un tavolo o di un incontro congiunto per condividere i problemi del settore e individuare misure specifiche ed urgenti a sostegno delle imprese e dei lavoratori, atte a fronteggiare la situazione.

Misure COVID-19: il lavoro agile nelle aree considerate a rischio


La modalità di lavoro agile disciplinata dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81, è applicabile in via automatica ad ogni rapporto di lavoro subordinato nell’ambito di aree considerate a rischio nelle situazioni di emergenza nazionale o locale nel rispetto dei principi dettati dalle menzionate disposizioni e anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti (DL n. 6/2020 e DPCM 23 febbraio 2020).


Allo scopo di evitare il diffondersi del COVID-19, nei comuni o nelle aree nei quali risulta positiva almeno una persona per la quale non si conosce la fonte di trasmissione o comunque nei quali vi è un caso non riconducibile ad una persona proveniente da un’area già interessata dal contagio del menzionato virus, le autorità competenti sono tenute ad adottare ogni misura di contenimento e gestione adeguata e proporzionata all’evolversi della situazione epidemiologica. Tra le misure, possono essere adottate anche le seguenti:
– divieto di allontanamento dal comune o dall’area interessata da parte di tutti gli individui comunque presenti nel comune o nell’area;
– divieto di accesso al comune o all’area interessata;
– sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di riunione in luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi aperti al pubblico;
– sospensione dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, compresa quella universitaria, salvo le attività formative svolte a distanza;
– sospensione dei servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura, nonché dell’efficacia delle disposizioni regolamentari sull’accesso libero o gratuito a tali istituti e luoghi;
– sospensione dei viaggi d’istruzione organizzati dalle istituzioni scolastiche del sistema nazionale d’istruzione, sia sul territorio nazionale sia all’estero;
– sospensione delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale;
– applicazione della misura della quarantena con sorveglianza attiva agli individui che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusiva;
– previsione dell’obbligo da parte degli individui che hanno fatto ingresso in Italia da zone a rischio epidemiologico, come identificate dall’Organizzazione mondiale della sanità, di comunicare tale circostanza al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente per territorio, che provvede a comunicarlo all’autorità sanitaria competente per l’adozione della misura di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva;
– chiusura di tutte le attività commerciali, esclusi gli esercizi commerciali per l’acquisto dei beni di prima necessità;
– chiusura o limitazione dell’attività degli uffici pubblici, degli esercenti attività di pubblica utilità e servizi pubblici essenziali, specificamente individuati;
– previsione che l’accesso ai servizi pubblici essenziali e agli esercizi commerciali per l’acquisto di beni di prima necessità sia condizionato all’utilizzo di dispositivi di protezione individuale o all’adozione di particolari misure di cautela individuate dall’autorità competente;
– limitazione all’accesso o sospensione dei servizi del trasporto di merci e di persone terrestre, aereo, ferroviario, marittimo e nelle acque interne, su rete nazionale, nonché di trasporto pubblico locale, anche non di linea, salvo specifiche deroghe;
– sospensione delle attività lavorative per le imprese, a esclusione di quelle che erogano servizi essenziali e di pubblica utilità e di quelle che possono essere svolte in modalità domiciliare;
– sospensione o limitazione dello svolgimento delle attività lavorative nel comune o nell’area interessata nonché delle attività lavorative degli abitanti di detti comuni o aree svolte al di fuori del comune o dall’area indicata, salvo specifiche deroghe, anche in ordine ai presupposti, ai limiti e alle modalità di svolgimento del lavoro agile.
Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale. Il Prefetto, informando preventivamente il Ministro dell’interno, assicura l’esecuzione delle misure avvalendosi delle Forze di polizia e, ove occorra, delle Forze armate, sentiti i competenti comandi territoriali.
Il decreto legge entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana (G.U. 23 febbraio 2020, n. 45).
Il DPCM 23 febbraio 2020 – pubblicato nella stessa Gazzetta – reca disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 60, fra queste l’articolo 3 dispone che la modalità di lavoro agile disciplinata dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81, è applicabile in via automatica ad ogni rapporto di lavoro subordinato nell’ambito di aree considerate a rischio nelle situazioni di emergenza nazionale o locale nel rispetto dei principi dettati dalle menzionate disposizioni e anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti.
Qualora si verifichino le condizioni di cui sopra, gli obblighi di informativa di cui all’art. 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81, sono resi in via telematica anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile sul sito dell’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro.
Il Prefetto territorialmente competente, informando preventivamente il Ministro dell’interno, assicura l’esecuzione delle misure avvalendosi delle Forze di polizia e, ove occorra, con il possibile concorso dei nuclei regionali N.B.C.R. del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, nonché delle Forze armate, sentiti i competenti comandi territoriali.
Al momento, i comuni interessati dalle misure urgenti di contenimento del contagio nella Regione Lombardia: Bertonico; Casalpusterlengo; Castelgerundo; Castiglione D’Adda; Codogno; Fombio; Maleo; San Fiorano; Somaglia; Terranova dei Passerini.Nella Regione Veneto: Vò.
Le disposizioni del DPCM sono in vigore da ieri ed efficaci per quattordici giorni, salva diversa successiva disposizione.

“Una tantum” per carenza contrattuale nelle Agenzie di Viaggio Confcommercio



Con le competenze di marzo 2020 spetta un importo “una tantum” a favore dei dipendenti delle Imprese di Viaggi e Turismo (Fiavet – Confcommercio), a titolo di indennizzo per il periodo di carenza contrattuale.


A marzo 2020 spetta la seconda tranche di “una tantum” al personale in forza a luglio 2019 delle Imprese di Viaggi e Turismo (Fiavet – Confcommercio), per il servizio prestato nell’ambito del rapporto di lavoro in essere nel corso del periodo 1/1/2019 – 30/6/2019 (carenza contrattuale), il seguente importo una tantum:

































Livelli

Marzo 2020

A 128,25
B 118,50
1 111,00
2 101,25
3 95,25
4 90,00
5 84,75
6S 81,00
6 80,25
7 75,00


 


Per gli apprendisti, l’ammontare dell’una tantum è determinato in euro 60,00 nel mese di marzo.
Ai lavoratori che non abbiano prestato servizio per l’intero periodo di carenza contrattuale, gli importi verranno erogati pro quota, in ragione di un sesto per ogni mese intero di servizio prestato. A tal fine non verranno considerate le frazioni di mese inferiori a 15 giorni, mentre quelle pari o superiori a 15 giorni verranno computate come mese intero.
Analogamente si procederà per i casi in cui non sia dato luogo a retribuzione nello stesso periodo, a norma di legge e di contratto (ivi compresa la malattia), con esclusione dei casi di maternità ed infortunio.
Per il personale in servizio con rapporto di lavoro a tempo parziale, l’erogazione avverrà con criteri di proporzionalità.
Gli importi una tantum di cui sopra sono erogati a titolo di indennizzo per il periodo di carenza contrattuale e non sono utili agli effetti del computo di alcun istituto di legge e contrattuale né del trattamento di fine rapporto.

Cessione del credito, il Tfr non soggiace al limite del quinto


Anche in tema di cessione dei crediti da lavoro va affermato il principio generale della libera cedibilità dei crediti (art. 1260 c.c.), salvo che il loro trasferimento sia espressamente vietato dalla legge o che si tratti di crediti di carattere strettamente personale, intendendosi per tali quelli volti al diretto soddisfacimento di un interesse fisico o morale della persona, per i quali l’incedibilità è sancita in generale a tutela del debitore (Corte di Cassazione, sentenza 17 febbraio 2020, n. 3913)


Una Corte di appello territoriale, nell’ambito di un procedimento di accertamento dell’obbligo del terzo pignorato, intrapreso da un creditore nei confronti della società datrice di lavoro del debitore principale, aveva accertato che detta società era ancora debitrice verso il dipendente di alcune somme a titolo di retribuzioni indebitamente trattenute e del trattamento di fine rapporto. La Corte, in particolare, aveva ritenuto che la progressiva assimilazione legale del trattamento riservato alla tutela degli emolumenti dei dipendenti pubblici a quella dei dipendenti privati, garantiva la loro incedibilità oltre il quinto, anche per quanto concerneva il Tfr, sicché la società datrice di lavoro non poteva pagare al creditore una somma oltre la soglia di un quinto del Tfr maturato. Inoltre, secondo la Corte non era stata raggiunta la prova dell’avvenuto pagamento al creditore di una somma pari al totale delle competenze di fine rapporto maturate.
Ricorre così in Cassazione la società datrice, lamentando “violazione o falsa applicazione delle norme di diritto” (art. 360, n. 3, c.p.c.; art. 52, L. n. 311/2004; L. n. 266/2005; artt. 1, 5 e 52, D.P.R. n. 180/1950), in quanto alla cessione del trattamento di fine rapporto non si applicherebbe il limite del quinto. Di qui, l’irrilevanza della prova che la società abbia pagato al creditore la totalità della somma, in quanto la cessione consensuale del credito determina che il debitore ceduto, dal momento in cui è a conoscenza della cessione, è tenuto per legge a pagare al solo cessionario.
Per la Suprema Corte il ricorso è fondato.
In mancanza di espliciti divieti legali in ordine alla cessione del credito per trattamento di fine rapporto, opera la regola generale (art. 1260 c.c.) che è quella della liberà cedibilità dei crediti, salvo che si tratti di crediti di carattere strettamente personale o il loro trasferimento sia vietato dalla legge (Corte di Cassazione, sentenza n. 4930/2003).
Detti divieti, costituendo appunto eccezione alla regola generale, non possono essere applicati al di fuori dei casi espressamente contemplati (art. 14, delle Disposizioni sulla legge in generale).
Altresì, non è possibile ritenere che il credito del lavoratore in ordine al trattamento di fine rapporto sia di natura strettamente personale, dovendo intendersi per tali quelli volti al diretto soddisfacimento di un interesse fisico o morale della persona, per i quali l’incedibilità è sancita in generale a tutela del debitore.
Tantomeno, la qualificazione di credito strettamente personale può derivare dal fatto che avendo il trattamento di fine rapporto natura di retribuzione differita, a cui deve aggiungersi, secondo costante giurisprudenza, una funzione latamente previdenziale, esso assolve anche ad una funzione alimentare del lavoratore e della sua famiglia, poiché soltanto il credito alimentare che trova la sua fonte nella legge non è cedibile. Peraltro, la funzione alimentare che al trattamento di fine rapporto deriva dalla sua natura retributiva, va riferita soltanto a parte del trattamento ed è anche eventuale.
Infine, ai sensi dell’articolo 52 del D.P.R. 05 gennaio 1950, n. 180/1950, applicabile anche ai crediti di un lavoratore alle dipendenze di azienda privata, sia nel caso di lavoro a tempo indeterminato che a tempo determinato, è espressamente previsto che il limite del quinto non operi per la cessione del trattamento di fine rapporto, fungendo essa da forma di garanzia per l’estinzione del debito contratto dal cedente.

Rinnovato il CCNL per la Cooperative dello spettacolo



 


Sottoscritto il rinnovo del CCNL per artisti, tecnici, amministrativi e ausiliari dipendenti da società cooperative e imprese sociali operanti nel settore della produzione culturale e dello spettacolo


L‘accordo, che decorre dall’1/1/2019 e scade il 31/12/2022, prevede i seguenti minimi retributivi previsti per tutti i dipendenti del settore


Dall’1/2/2020



























































Liv.

Parametro

Minimo mensile conglobato

Minimo giornaliero

Magg. 25,30% (art. 24, lett. A)

Totale Minimo giornaliero

EDR Mensile (*)

Q 212,03 2.195,51 73,18 18,51 91,69 246,67
1 191,13 2.034,71 67,82 17,16 84,98 222,35
2 160,19 1.795,73 59,85 15,14 74,99 180,99
3 145,15 1.680,16 56,00 14,17 70,17 161,07
4 130,1 1.563,96 52,13 13,19 65,32 144,79
5 118,4 1.474,09 49,14 12,43 61,57 128,59
6 726,23 1.332,97 44,43 11,24 55,67 114,48


Dall’1/1/2021



























































Liv.

Parametro

Minimo mensile conglobato

Minimo giornaliero

Magg. 25,30% (art. 24, lett. A)

Totale Minimo giornaliero

EDR Mensile (*)

Q 212,03 2.228,44 74,27 18,79 93,06 213,74
1 191,13 2.065,23 68,83 17,41 86,24 191,83
2 160,19 1.822,67 60,75 15,37 76,12 154,05
3 145,15 1.705,36 56,84 14,38 71,22 135,87
4 130,1 1.587,42 52,91 13,39 66,30 121,33
5 118,4 1.496,20 49,88 12,62 62,50 106,48
6 726,23 1.352,96 45,10 11,41 56,51 94,49


Dall’1/1/2022



























































Liv.

Parametro

Minimo mensile conglobato

Minimo giornaliero

Magg. 25,30% (art. 24, lett. A)

Totale Minimo giornaliero

EDR Mensile (*)

Q 212,03 2.261,87 75,38 19,07 94,45 180,31
1 191,13 2.096,21 69,86 17,67 87,53 160,85
2 160,19 1.850,00 61,66 15,60 77,26 126,72
3 145,15 1.730,94 57,69 14,59 72,28 110,29
4 130,1 1.611,23 53,70 13,59 67,29 97,52
5 118,4 1.518,64 50,63 12,81 63,44 84,04
6 726,23 1.373,25 45,78 11,58 57,36 74,20


– Nota (*) –


EDR mensile si applica esclusivamente ai lavoratori degli enti di cui agli artt. 10, 11 e 14 del DM 27/7/2017

Clausola elastica speciale per il recapito delle Poste Italiane

21 feb 2020 Siglato il 20/2/2020, tra le Poste Italiane Spa e la SLC-CGIL, la SLP-CISL, la UILposte, la FAILP-CISAL, la CONFSAL Com.ni, la FNC UGL Com.ni, l’accordo sulla clausola elastica speciale per il personale part time del Recapito.

E’ stata manifestata la necessità di intervenire con azioni mirate a garantire la copertura e la piena operatività del servizio con personale stabile in relazione all’attivazione delle leve di politiche attive nel corso del 2020.
Con riferimento a quanto sopra e all’esigenza di potenziamento temporaneo delle attività di Recapito, l’Azienda si è resa disponibile ad attivare l’istituto della clausola elastica speciale per il personale part time del Recapito, a decorrere dal prossimo mese di aprile.
In merito alle relative modalità operative, le risorse part time in possesso dei requisiti previsti dall’art. 23 del CCNL potranno, su base annuale, manifestare l’interesse allo svolgimento della clausola elastica speciale accedendo all’applicativo informatico dedicato ove potranno indicare una ulteriore provincia rispetto a quella ove è ubicata la sede di lavoro.
All’esito del processo di adesione, l’Azienda provvederà a redigere le graduatorie su base provinciale.
In funzione delle preferenze espresse dai singolo lavoratore e del relativo posizionamento nella graduatoria, tenuto conto del criterio di rotazione su base provinciale ugualmente previsto dal CCNL, l’Azienda, al ricorrere delle esigenze organizzative e produttive e con cadenza mensile, procederà all’associazione delle risorse con i singoli Centri di Distribuzione.
L’Azienda contatterà la risorsa con un preavviso di almeno tre giorni lavorativi ai fine della formalizzazione della clausola elastica. Il lavoratore che accetti la clausola elastica sarà tenuto ad effettuare la prestazione in coerenza con l’articolazione della sua prestazione part time. Diversamente, la risorsa che non accetti la proposta, sarà considerata rinunciataria rispetto alla specifica clausola elastica ma manterrà il posizionamento all’interno della graduatoria.
In relazione al processo sopra descritto ed al fine di verificarne la corretta operatività, su richiesta di una delle Parti sarà effettuato un incontro di approfondimento.

Nuova tabella di contribuzione alla Cassa Edile di Verona



La Cassa Edile di Verona comunica la riduzione della contribuzione dall’1/2/2020, convenuta con accordo firmato tra l’Ance Verona e le OO.SS. territoriali


Con accordo provinciale del 19 dicembre 2019, ANCE Verona Costruttori Edili e Feneal-UIL, Filca-CISL e Fillea-CGIL di Verona hanno previsto una riduzione dell’aliquota complessiva di contribuzione alla Cassa Edile di Verona.
Si riporta di seguito la nuova tabella delle aliquote di contribuzione alla Cassa Edile di Verona in vigore dall’1/2/2020.




































































Tipo contributo

Carico Impresa

Carico Lavoratore

Totale contributo

Fondazione Edilscuola 0,010 0,010
ESEV – CPT 0,850 0,850
Cassa Edile 1,875 0,375 2,250
Contributi sanitari 0,250 0,250
Quota prov. Adesione contrattuale 0,800 0,650 1,450
Quota naz. Adesione contrattuale 0,220 0,220 0,440
FNAPE 3,910 3,910
Fondo prepensionamenti 0,200 0,200
RLST Regionali 0,055 0,055
Totale contributi 8,170 1,245 9,415
Fondo incentivo all’occupazione 0,100 0,100
Contributi Fondo Sanitario operai 0,350 0,350
Contributi Fondo Sanitario impiegati 0,260 0,260

Whistleblowing: il Garante della privacy sanziona un Ateneo


Il datore di lavoro, che adotta procedure tecnologiche per la segnalazione anonima di possibili comportamenti illeciti (whistleblowing), deve verificare che le misure tecnico-organizzative e i software utilizzati siano adeguati a tutelare la riservatezza di chi invia le denunce (Garante privacy nota n. 426/2020).


L’università aveva dichiarato che, a causa di un aggiornamento della piattaforma software utilizzata, si era verificata la sovrascrittura accidentale dei permessi di accesso ad alcune pagine web interne dell’applicativo usato per il whistleblowing, rendendo così possibile a chiunque di consultare nomi e dati di coloro che avevano inviato segnalazioni riservate. Tali informazioni erano di conseguenza state indicizzate da alcuni motori di ricerca fino a che l’università era intervenuta per farli deindicizzare e cancellare le relative copie cache.
Secondo il Regolamento Ue n. 679/2016, i dati personali devono essere “trattati in maniera da garantire un’adeguata sicurezza dei dati personali, compresa la protezione, mediante misure tecniche e organizzative adeguate, da trattamenti non autorizzati o illeciti e dalla perdita, dalla distruzione o dal danno accidentali” (art. 5, par. 1, lett. f), del Regolamento).


L’art. 32 del Regolamento stabilisce infatti che “tenendo conto dello stato dell’arte e dei costi di attuazione, nonché della natura, dell’oggetto del contesto e delle finalità del trattamento, come anche del rischio di varia probabilità e gravità per i diritti e le libertà delle persone fisiche, il titolare del trattamento e il responsabile del trattamento mettono in atto misure tecniche e organizzative adeguate per garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio” e che “nel valutare l’adeguato livello di sicurezza, si tiene conto in special modo dei rischi presentati dal trattamento che derivano in particolare […] dalla divulgazione non autorizzata [… di] dati personali trasmessi, conservati o comunque trattati”. Nel caso di specie invece l’università si è limitata a recepire le scelte progettuali del fornitore dell’applicativo.
Nel dettaglio, nel corso dell’istruttoria è emerso come l’applicativo whistleblowing utilizzato fosse un prodotto software disponibile sul mercato e che lo stesso non consentisse al titolare del trattamento di effettuare “personalizzazioni”. Sulla base della documentazione in atti, i dati identificativi dei segnalanti presenti in alcune delle pagine web dell’applicativo whistleblowing, erano indicizzati e liberamente rintracciabili in rete con l’ausilio di comuni motori di ricerca web da chiunque. Ciò ha consentito di ritenere che, contrariamente a quanto rappresentato dall’Ateneo, non solo l’RPCT o i segnalanti medesimi erano in possesso delle informazioni per poter risalire al dato, ma anche da chiunque mediante ricerche libere in Internet.
L’asserita riduzione dell’efficacia delle misure tecniche per il controllo accessi, che, stando a quanto dichiarato dall’Ateneo, sarebbe derivata dall’aggiornamento della piattaforma Microsoft Sharepoint, resta comunque riconducibile alla sfera di responsabilità del titolare del trattamento.
Nel corso dell’istruttoria è altresì emerso che il protocollo di rete “http” utilizzato per il trasporto dei dati non garantisce una comunicazione sicura sia in termini di riservatezza e integrità dei dati scambiati che di autenticità del sito web visualizzato.Il mancato utilizzo di strumenti di crittografia per il trasporto dei dati si pone quindi in contrasto con l’art. 32 del Regolamento, che peraltro al par. 1, lett. a), individua espressamente la cifratura dei dati come una delle possibili misure di sicurezza idonea a garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio.
Come emerge chiaramente dalla documentazione acquisita nel corso dell’istruttoria, l’Ateneo si è limitato a recepire le scelte progettuali dell’azienda che ha fornito l’applicativo whistleblowing che non prevedevano la cifratura dei dati personali conservati nel database utilizzato dal medesimo applicativo, non adottando misure tecniche e organizzative adeguate a garantire la riservatezza e l’integrità dei dati personali trattati mediante l’ausilio dell’applicativo whistleblowing, in violazione dell’art. 32 del Regolamento.
Pertanto, il Garante – tenendo conto che la violazione ha riguardato solo due persone e che l’Ente ha attivamente cooperato nel corso dell’istruttoria – ha inflitto all’ateneo una sanzione amministrativa di 30.000 euro.

Contratto di agenzia e mansioni da dipendente, la rivendicazione dell’agente non giustifica il recesso


La minaccia di far valere un diritto può essere causa di annullamento di un contratto solo quando è diretta a conseguire un risultato abnorme e iniquo, diverso da quello conseguibile attraverso l’esercizio del diritto medesimo, ovvero la minaccia sia concretamente ravvisabile sotto il profilo della funzione intimidatoria del comportamento, diretta al condizionamento della volontà dell’altro contraente (Corte di Cassazione, sentenza 17 febbraio 2020, n. 3917)


Una Corte di appello territoriale, confermando parzialmente la sentenza di primo grado, aveva respinto la domanda di un lavoratore con contratto di agenzia, diretta ad ottenere:
– il riconoscimento dello svolgimento di mansioni ulteriori rispetto a quelle proprie dell’agente, da qualificare come relative ad un rapporto di lavoro subordinato;
– il pagamento di spettanze connesse al recesso del committente dal rapporto di agenzia, che assumeva privo di giusta causa, in quanto conseguente alla sua pretesa di regolarizzare il rapporto di lavoro.
Secondo la Corte di merito si era in presenza di un conflitto tra le rivendicazioni avanzate, in quanto è giuridicamente inconcepibile che un unico rapporto sia caratterizzato dalla compresenza di due fattispecie (contratto di agenzia e rapporto subordinato) diverse per natura e presupposti, dando luogo a pretese di natura economica che non possono essere cumulate. Altresì, la minaccia di far valere il diritto a corrispettivi asseritamente spettanti per entrambe le fattispecie, del tutto differenti e non compatibili tra loro, non poteva che essere considerata ingiusta ed iniqua e come tale costituire giusta causa di recesso da parte del soggetto destinatario di tali rivendicazioni.
Avverso la sentenza ricorre così in Cassazione il lavoratore, lamentando l’erronea applicazione alla fattispecie concreta, dell’ipotesi regolata dall’articolo 1438 c.c., per cui la minaccia di far valere un diritto può essere causa di annullamento del contratto quando è diretta a conseguire vantaggi ingiusti. Parimenti, non vi era stato alcun accertamento che l’azione del ricorrente, attinente al rapporto di lavoro dipendente, fosse infondata o temeraria.
Per la Suprema Corte il ricorso è fondato.
Preliminarmente, l’eventuale “conflittualità” in punto di ricostruzione giuridica del rapporto è questione rilevata in sede giudiziale e non poteva costituire, in tali termini, una ragione posta a base del recesso, evidentemente anteriore alla introduzione del giudizio.
Quanto poi alla previsione codicistica (art. 1438 c.c.) per cui “la minaccia di far valere un diritto può essere causa di annullamento del contratto solo quando è diretta a conseguire vantaggi ingiusti”, tale situazione si verifica solo allorquando:
– il fine ultimo perseguito consista nella realizzazione di un risultato che, oltre ad essere abnorme e diverso da quello conseguibile attraverso l’esercizio del diritto medesimo, sia iniquo ed esorbiti dall’oggetto di quest’ultimo;
– ovvero, la minaccia rilevante ai sensi di legge sia concretamente ravvisabile, sotto il profilo dell’effettiva funzione intimidatoria del comportamento, e venga prospettato un uso strumentale del diritto o del potere diretto al condizionamento della volontà dell’altro contraente.
Tuttavia, nel caso in esame, il vantaggio perseguito dal ricorrente è solo quello del soddisfacimento del diritto nei modi previsti dall’ordinamento e la sentenza impugnata non chiarisce quale fosse il condizionamento della volontà del destinatario della richiesta e se vi fosse un negozio, posto in essere dalla preponente, viziato e suscettibile di annullamento per tale motivo.